Introduzione
Recensire un film come “Il ragazzo e l’airone” non è una cosa semplice. Si tratta infatti di un film che sta lasciando molto discutere di sé: sul web, streamer e youtuber anche piuttosto rinomati hanno pubblicato diversi video nei quali raccontano la loro esperienza vissuta in compagnia dell’ultima (?) opera di Hayao Miyazaki, tra i fondatori del famosissimo Studio Ghibli. Un’opera che, a quanto pare, sembra aver bisogno di pareri da parte di “esperti nel settore” e di “grandi intenditori”, per smorzare le numerose critiche pronunciate da chi, magari, di cinema “ne capisce un po’ meno”. Ma bisogna per forza essere super-appassionati di cinema e aver visto tutta la filmografia di Miyazaki per poter dire la propria opinione sul film, senza sembrare faziosi o prevenuti? Beh, io non credo. Buona lettura!

Trama e tematiche
Giappone, 1944. Siamo nel pieno della Guerra del Pacifico. Una guerra che, tra le tante vittime, strappa via anche la madre di Mahito, un ragazzino timido e riservato. L’anno successivo, suo padre decide di risposarsi con Natsuko, zia materna del giovane Mahito, e per sfuggire agli orrori della guerra, decidono di trasferirsi per sempre nella tranquilla tenuta di campagna di Natsuko.
Mahito, tuttavia, trova difficile adattarsi alla sua nuova casa e continua a soffrire per la perdita della madre. Ma un giorno, mentre segue un enigmatico airone cenerino attraverso il bosco, Mahito trova le rovine di una torre abbandonata. Ispirato dalla sua curiosità e dalla misteriosa atmosfera della torre, decide di avventurarsi ulteriormente per svelarne i segreti.

Per evitare spoiler non descriverò ulteriormente la trama. Ma sapete la cosa assurda? Questi due brevi paragrafi che avete appena letto raccontano gli sviluppi narrativi che, nel film, occupano addirittura un’ora intera, ossia il 50% della visione. Emerge dunque un grave difetto: la trama scorre in modo molto irregolare, dando l’impressione che il film sia letteralmente diviso in due parti. Nella prima parte accade ciò che ho spiegato in appena due paragrafi, che nel film si traducono in un’ora di visione che scorre in maniera rilassata e (forse troppo) tranquilla, illudendo lo spettatore che la trama sia tanto semplice quanto scontata.
“No, dai, il film non può parlare solo di questo”. Neanche il tempo di pensarlo, ed è arrivata la fregatura: dalla seconda parte in poi, non si capisce più nulla. Per complicare una trama dalle fondamenta basilari e (lasciatemelo dire) poco originali, si è dovuto necessariamente ricorrere ad un insieme di tecniche e metodologie per renderla meno banale: il ritmo del film si alza vertiginosamente, introducendo tutto ad un tratto un vasto numero di personaggi senza neanche darti il tempo di affezionarti un minimo ad essi. Questi ultimi cominciano a compiere una serie di vicende sconnesse tra di loro, e che complicano inutilmente un film che sarebbe potuto essere una semplice storia da massimo un’ora e un quarto e nulla più.

Invece no. “Troppo facile”, avranno pensato i capoccia dello Studio Ghibli. “Perché non inseriamo anche qui il multiverso e i viaggi spazio-temporali, visto che vanno così tanto di moda negli ultimi anni? Ah, e facciamo anche in modo che, per capire veramente il film, devi conoscere tuuuutta la vita, le esperienze e le idee di Miyazaki. Che ne dite?” Dev’essere andata esattamente così. E personalmente, non l’ho reputata una scelta tanto saggia, tanto che mi è rimasto ben poco della trama. Ma ne riparliamo tra poco.
Grafica e animazioni
Nulla da dire, invece, sulla qualità dei disegni e delle animazioni. Il film si mantiene in linea con lo splendore proposto da colossi come “Your Name” e “Weathering With You”, tanto per citare due film della diretta concorrenza. L’attenzione ai dettagli, la fluidità delle sequenze animate e l’estetica visiva contribuiscono a creare un’esperienza che, solo per questi motivi, vale il prezzo del biglietto.

Colonna sonora
Niente male la colonna sonora e la componente audio del film. I componimenti musicali sono ben realizzati e svolgono un ruolo efficace nell’accompagnare sia i momenti più lenti e riflessivi della prima parte, sia quelli più frenetici e complessi della seconda parte, ma non rappresentano nulla di eccessivamente sorprendente.
Considerazioni aggiuntive
Uscito dal cinema, ho cercato di riassumere mentalmente quello che avevo appena visto, ma credetemi, è stata dura. Anche confidandomi con chi mi ha accompagnato durante la visione del film, ci siamo resi conto che facevamo fin troppa fatica a trovare spiegazioni su gran parte degli intrecci narrativi della pellicola. Figuriamoci ora, che è trascorsa una settimana dalla visione, cosa può essermi rimasto. Siamo vicinissimi al nulla.
Come spesso faccio quando un film non mi convince più di tanto, ho deciso di approfondire la questione, guardando diverse recensioni e pareri su YouTube. Da tali video si evince che lo stupore provato durante la visione dipende da quanto si conosce il regista e il suo trascorso. E già solo per questo motivo, il film sarebbe da considerarsi insufficiente. Il fatto di cogliere alcuni riferimenti, easter egg e citazioni comprensibili solo da chi conosce il passato del regista, dev’essere un valore aggiuntivo, ma non deve precludere addirittura la capacità di comprendere cosa caspita abbia voluto insegnare il film.

“Your Name”, ad esempio, è un’opera che puoi tranquillamente goderti anche se è il tuo primo approccio ai film di Makoto Shinkai. O ancora, il mio videogioco preferito, “Kingdom Hearts”, è uno spettacolo, nonostante in esso ci siano personaggi di un’altra serie di videogiochi (Final Fantasy) e addirittura anche della Disney. Vi pare che chiunque reputi “Kingdom Hearts” un capolavoro (me incluso), abbia visto tutti i film Disney e giocato tutti i Final Fantasy che compaiono nel gioco? No, non è così. Eppure, la trama è super godibile, e ai personaggi ti affezioni comunque, anche se è la prima volta che li guardi in faccia. In questo caso invece, sembra che “Il ragazzo e l’airone” sia stato apprezzato solo da coloro che conoscono già le altre opere di Miyazaki. E si tratta quindi di pareri imparziali, perché derivanti da opere passate che nulla dovrebbero avere a che fare con questa.
Passiamo ad un altro punto: “Il ragazzo e l’airone” è considerato come un film dalla trama complessa e che, pertanto, lascia libera interpretazione allo spettatore, che può elaborare la sua personale idea sul suo significato. Dal mio punto di vista, quest’affermazione serve solo per giustificare inutilmente un film che, magari, poteva essere scritto un tantino meglio, no? Anche perché non c’è nulla di sbagliato nel lasciare libera interpretazione allo spettatore: non sarebbe la prima volta. Ma se io esco dal cinema e non ho ben chiaro cosa sia successo nel film, come posso interpretarlo a modo mio?

Sono stanco di pensare che sia sempre mia, la colpa. E infatti stavolta sono convinto, ancor più rispetto a quando ho visto “Oppenheimer”: il film è volutamente intricato perché altrimenti la trama sarebbe stata banale e scontata. E se tu regista, hai in mente una storia, ma per portarla avanti devi necessariamente ricorrere a salti spazio-temporali e ad una miriade di complicanze eccessivamente ardue da seguire, forse è meglio se accantoni l’idea e butti tutto nel cestino.
La voglia di scrivere questa recensione è nata dopo aver letto alcuni commenti sotto i video di cui ho parlato prima. C’è una tendenza comune nel credere che chi non abbia apprezzato un film come questo, non ne capisca nulla di cinema e meriti di marcire a casa, chiuso nella sua bolla e nelle sue “limitate” idee. E poi, una cosa che mi ha fatto sorridere: molti scrivono…
Se questo film non vi è piaciuto, meritate solo l’immondizia della Marvel, che vi da la pappa pronta e fa i film commerciali così che tutti li possano capire.
Vi giuro, ho trovato davvero un commento così. Scusatemi, ma da quando la Marvel fa film che tutti possono capire? 😂 Mi dispiace deludervi, ma “Il ragazzo e l’airone” ha molte più somiglianze con i film Marvel di quanto non possa sembrare.
Ah, parliamo del finale. Bello vero? Ti lascia veramente soddisfatto della visione, no? Un ragazzino che esce dalla sua stanza, dissolvenza al nero, titoli di coda. Quante emozioni, quante lacrime. E se anche questo articolo finisse così improvvisamente?

